Nascere nel dì dei Morti

Nascere nel dì dei morti può apparire come un segno del Fato. Così, tra paradosso e metafora, il Protagonista compie un viaggio intellettuale ed onirico tra gli Antenati. Alla fine questa esperienza lo condurrà a riconsiderare il senso della vita e dell’Oltre.
Il Protagonista, a causa di una disavventura giudiziaria nella quale incorre – incolpevole – perde la considerazione sociale, e si ritrova nel degrado finanziario, perdendo pure la serenità familiare. Dopo una lunga depressione, un lavoro sui propri Antenati lo aiuterà a riconsiderare il senso della vita, scoprendo il valore delle piccole cose.

Lo spunto nasce da una disavventura occorsa al protagonista nel bel mezzo della sua vita. Da questa discende una serie di eventi negativi fino al disastro finanziario, alla perdita della salute, degli affetti e del prestigio sociale.

Tra i quarantacinque e i sessant’anni, tutti i comparti della vita di Ruvio rovinano con effetto ‘domino’. Al compimento del dodicesimo lustro ha una improvvisa presa di coscienza, come se si svegliasse dopo un letargo durato più di quindici anni.

Tutto ciò a seguito del fallimento della Società della quale era il numero uno, e delle sopravvenute difficoltà professionali.
Proprio quando avverte di più l’esigenza di assistenza, si ritrova in una condizione di solitudine. Tutto sembra perduto.

In passato si era dedicato sporadicamente alla ricerca genealogica nel tentativo di ricostruire la storia dei Riganò per trarne spunti che gli consentissero di ritrovare, tra gli avi, elementi di affinità con il proprio carattere. Decide allora di riprendere il grande lavoro compiuto ad intermittenza; si ritrova con delle cartelle ricche di tracce del passato. Attrezza, quindi, nel suo studiolo una struttura pienamente funzionale allo scopo. I figli non vivono più tutti in casa e con la moglie vige una sorta di separazione ‘in loco’ con patto di non belligeranza reciproca.

La risorsa della quale dispone per i ‘buenos retiros’ consiste in uno studiolo con annesso ripostiglio (che gli consente di tenere un piccolo frigorifero, pieno di vettovaglie) e, contiguo alla cameretta, un piccolo bagno. Lì trascorre spesso l’intera giornata, soprattutto da quando sono iniziati i problemi di deambulazione; e, talvolta, vi passa settimane, senza vedere alcuno, come egli è solito dire con ironia: “agli arresti domiciliari”.

Uno dei criteri che assume nella ripresa della ricerca, consiste nel
suddividere la vita di ciascun personaggio che tratta, in lustri, poiché l’esperienza lo ha convinto che, in genere, i cambiamenti della vita degli uomini richiedono, per produrre evidenze, almeno un quinquennio, e che quelli più importanti sono i lustri che vanno, più o meno, dai 35 anni d’età ai 50/55.

Il racconto, o meglio, il testo documentato della sua ricerca, arriva un bel giorno al suo compimento; durante il corso del lungo lavoro, il Nostro modifica tanti suoi giudizi e, forse anche il suo modo di pensare, rendendosi conto finalmente che la felicità spesso è solo una parola… tuttavia qualche volta il Bene si concretizza in cose, pratiche, eventi e situazioni alle quali non si annette particolare importanza, salvo poi accorgersi che tali cose, spesso ritenute banali, integrano la nostra vita e arricchiscono la nostra personalità.

Ricostruire un altro sé da ciascuno di noi, partendo anche solo da un barlume della coscienza di ognuno, può essere un grande obiettivo.

Su queste cose Ruvio ragiona a fondo, e su altre ancora…!

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Autore: Salvo Geraci
Editore: L.E.S. Palermo
Distribuzione: La Feltrinelli
Pagine: 192
Ean: 2120006414040
Data pubblicazione: 8a edizione 9/2011
Formato 15×23 – Copertina Cartonato – bianco e nero

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